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Ennio Bencini, luoghi sacri dello spirito




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Ennio Bencini: un contributo di donatodipoce

pubblicato in data 19-06-2009

Dipinti polimaterici, Sculture, Reliquie postmoderne, Cibori, Tabernacoli abitano il mondo poetico di Ennio Bencini, nato a Forlì nel 1942 da genitori toscani, inizia precocissimo l'attività artistica, stimolato dal padre Natale,( noto pittore post-macchiaiolo ).

Dopo varie esperienze e ricerche sulla figurazione classica, approda felicemente negli anni '80 ad una ricerca materica di grande suggestione e attualità raccogliendo appieno la lezione di Burri e dell'Action Painting, dell'Arte Povera e delle "vibrazioni" coloristiche Kandinskiane rinnovando stile e linguaggio attraverso un uso personalissimo dell'assemblaggio e materie "povere" che decontestualizzate diventano "reperti" di grande suggestione emozionale.

Le sue opere sembrano " Esercizi Spirituali" che raccolgono l'insegnamento di Ignazio di Loyola : " vedere con la vista dell'immaginazione il luogo dove si trova la cosa che si vuole vedere...", infatti nelle sue opere non troviamo esegesi di Santi o Madonne, né precetti religiosi da Giansenismo o Controriforma, tantomeno narrazioni Bibliche, eppure sono opere Sacre, in cui si avverte una tensione e una ricerca ossessiva della luce e di un umanesimo che trova nelle materie "povere" i suoi simboli di vita, di redenzione e di libertà ( pagine di pietra, gabbiano ,sfera, ciborio ) che superano la logica del ready-made di Duchamp o del Recycling della Pop Art, diventando "reperto/reliquia" prima come "preghiera" profana durante la decontestualizzazione o il recupero oggettuale, e successivamente diventano tabernacoli visionari e metafisici durante l'esperienza cognitiva del fruitore che ha sempre l'impressione che qualcosa sta per accadere o che qualcosa di misterioso e tragico è appena accaduto lasciando tracce di sangue nel cielo, frammenti di una metamorfosi materiale e spirituale che supera i limiti di culture, religioni, tecniche artistiche realizzando visioni mistiche astratte e surreali, liriche e metafisiche.

Colpisce la sua capacità di fondere la cultura "classica" ( Rinascimentale e Spagnola) con le più moderne ricerche dell'arte contemporanea ( Merz, Zorio, Kounellis ) tra viaggi ancestrali e un' Edicola Neogotica, tra incantesimi seicenteschi e sabbie nere , tra labbra dorate e Omaggi a Mozart, che mettono a nudo la sua capacità Artigianale ( orafo, restauratore ) e una cultura polivalente, esoterica e alchimista.

E' da sottolineare infine la ricerca decennale operata da Bencini tra materia e simbolo portandosi dietro e arricchendo tutto l'alfabeto iconografico, stilistico e poetico di Burri e dell'Arte Povera, di cui interpreta l'uso elegante e aristocratico della materia attraverso l'utilizzo dell'oro e della "Pietra" come " Reperto/Reliquia" che lo proietta nella dimensione del Sacro di cui il "CIBORIO" diventa l'elemento di catarsi e di ascesi mistica, orizzonte di luce e arcobaleno di valori; dopo le tappe cicliche dei "Cancelli", delle "Pietre" e delle "Stele Mozartiane", aspettiamo la prossima Eresia per soddisfare il nostro bisogno d'amore e di libertà.

Tra i simboli più frequentemente abitati/interrogati, ricordiamo "il sangue" la "scrittura", "l'oro", a testimoniare la profonda ricerca tra sofferenza, memoria, luce.


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